lunedì 19 febbraio 2018

Elogio Del Perdente / 3

Prosegue il viaggio intorno alla figura dei losers:


Frances Ha

New York, quartiere di Brooklyn. Oggi. Frances (Greta Gerwig) è uno spirito libero gioiosamente immerso nelle sue piccole e grandi imperfezioni. Ha tantissime passioni (la danza sopra tutte), qualche sufficiente talento, ma nessun reale progetto o occasione per realizzarsi. La sua attitudine a non fare alcun calcolo per il futuro e a prendere la vita come un eterno, fiducioso 'qui ed ora' sembra incrollabile eppure, il giorno in cui la sua migliore amica, e coinquilina, decide un cambio di strada, Frances avverte la consistenza dell'inadeguatezza e comincia a dibattersi tra difficoltà e dubbi.

Diretto dal più 'alleniano' degli autori oggi nel fiore della carriera, Noah Baumbach, co-sceneggiato dalla stessa interprete protagonista del film Greta Gerwig, Frances Ha è uno sguardo incantato e amorevole verso l'incoscienza dei puri sognatori, che si fa analisi seria ma lieve del rapporto attuale tra personalità intima e doveri sociali, è un oggetto che gioca con i più gustosi stilemi del cinema francese tipicamente 'Nouvelle Vague', è fonte di sorrisi benedetti che possono riappacificare con tutto.


con Greta Gerwig, Mickey Sumner, Adam Driver
Frances Ha di Noah Baumbach, USA, 2012, b/n, 86min

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COMMENTO (a cura di Moreno Comotti)

Noah Baumbach (Brooklyn, NY 1969) è un autore attualmente in una fase molto produttiva, significativa e applaudita della sua carriera.
Da sempre immerso in un clima di cultura e di arti (padre e madre ambedue scrittori saggisti e critici) e col favore dell'agiatezza di cui la famiglia godeva, fa il suo esordio nel cinema, da sceneggiatore e regista indipendente, ventiseienne: nel 1995. I suoi primi tre lavori (delle verbose commedie di sentimenti ed equivoci semi-amare che trovano in “Mr. Jealousy” del 1997 la sintesi migliore) non sono affatto male e arrivano a farlo conoscere nel giro di festival quali quello di Toronto. Ma è con gli anni Duemila che l'ascesa di Baumbach si fa davvero decisa: collaborando alle sceneggiature di "Le avventure acquatiche di Steve Zissou" e “Fantastic Mr. Fox" del talento Wes Anderson e rilasciando il personale “Il calamaro e la balena”, dal caloroso riscontro presso pubblico e critica e meritevole della nomination agli Oscar del 2005 per la Migliore Sceneggiatura Originale. Nei cast da lui successivamente diretti cominciano a comparire star di un certo livello (...Nicole Kidman, ...Jennifer Jason Leigh, ...John Turturro, ...Ben Stiller) e poi arriva il 2012: l'anno del suo primo netto capolavoro, l'anno di "Frances Ha", film contraddistinto da un fortunatissimo stato di grazia formale ed interpretativo.

Nelle sue storie ricorrono con gran frequenza l'ingrediente dell'indagine sia umana che sociale delle classi metropolitane medio-alte condotta mischiando intellettualismi ironicamente chic e sofisticati, l'affetto per i personaggi buffi e in crisi con la tendenza a parlarsi addosso, e tutto un fitto corredo psicoanalitico-relazionale. È un complesso di approcci e caratteristiche che hanno moltissimo in comune con l'opera di Woody Allen e che Baumbach, pure con le sue specificità consistenti nella sottile satira delle retoriche 'hipster' e relative emotività, ha preso a replicare in modo qualitativamente rilevante proprio quando Allen, per età e chilometraggio, ha gradualmente smesso di farlo. Lo spirito più genuinamente 'alleniano' è in Baumbach che trova oggi il più convincente portavoce.

"Frances Ha" possiede come prima caratteristica quella di presentarci una figura di 'perdente' che in fondo ha tanti lati umani brillanti e positivi, anche dei talenti, e una gran gioia di vivere il momento abbinata alla capacità di accettarsi abbastanza serenamente nei propri difetti. Non centrare mai la propria realizzazione nella vita né andare mai vicino ad iniziare a lavorarci su può significare certo essere perdenti, ma cullare con fideistica costanza i propri sogni di sempre resistendo alle mareggiate delle complicate regole e strutture della società e del sistema-lavoro di oggi e non perdere l'ironia quando si incappa in una strada chiusa può non di meno, per altri versi, significare essere eroi. Un tipo di loser molto attuale, al quale il mondo contemporaneamente offre molto e nega molto, che riconosce sopra tutto il valore delle piccole cose e dei legami affettivi autentici. L'attrice protagonista Greta Gerwig (impegnata nella realizzazione del film anche in veste di co-sceneggiatrice) è magnifica nel dar vita a questo personaggio disinvolto, freschissimo e naturale che indugia tra atteggiamenti infantili e adulti. A lei la candidatura ai Golden Globe per la Migliore Interpretazione Femminile.
Altro tratto saliente di “Frances Ha” è quello, prettamente formale, che consiste nell'evidente omaggio stilistico alla 'Nouvelle Vague' francese, di Godard e di Truffaut. "Frances Ha" riprende tale Scuola non certo nelle istanze e teorie fondative e storiche, ma semplicemente nell'atmosfera visiva e nello spirito complessivi esteriori fatti, ovviamente, del bianco e nero, ma soprattutto anche delle sequenze brevi con tanti stacchi di montaggio, del piglio sbarazzino, lieve e quotidiano delle situazioni, delle musiche d'epoca impiegate (ricorrono brani di Georges Delerue, compositore che aveva musicato tante pellicole francesi dalla fine degli anni '50 in poi), del suo immortalare la città, le architetture direttamente calandosi nella strada. Entusiasmo al massimo per i cinefili quando Frances viene ripresa mentre corre: citazione manifesta di "Jules e Jim" e de "I 400 colpi" (...stesso entusiasmo che nel 1986 aveva già suscitato Leos Carax con “Mauvais sang — Rosso sangue”, ma questa è un'altra storia!).