mercoledì 24 gennaio 2018

Sabato 27 Gennaio: La chiave di Sara

Per la ricorrenza del GIORNO DELLA MEMORIA
Comune e Pro Loco di Calcio, con l'assistenza tecnica di Amenic Cinema
presentano:


La chiave di Sara

Julia Jarmond (Kristin Scott Thomas), americana trapiantata da lungo tempo in Francia, è una giornalista che crede di poter rilanciare le sorti della rivista per cui lavora usando la storia – un dolorosissimo episodio tutto francese assurdamente rimosso in blocco dalla coscienza comune – del rastrellamento di tredicimila ebrei cittadini nel pieno centro di Parigi nell'estate del 1942. Dalla massa di sfortunati, tenuti dal collaborazionismo in arresto per giorni nel Vélodrome d'Hiver prima di essere smistati verso i campi di sterminio sotto gli impotenti o indifferenti occhi di ognuno, l'inchiesta di Julia fa emergere le figure della famiglia Starzynski e in particolare della figlioletta Sarah (Mélusine Mayance) e del fratellino, che i documenti darebbero per scampati all'Olocausto. Julia, spinta da bisogni che dal professionale scivolano sempre più verso il privato, sente di dover rintracciare i due a tutti i costi.

Prima e al momento unica incursione nel genere storico di Gilles Paquet-Brenner (regista sceneggiatore francese più abituale frequentatore di canoni thrilling) e trasposizione dell'omonimo bestseller letterario di Tatiana de Rosnay, La chiave di Sara è uno dei titoli che negli ultimi anni, a livello del grande pubblico, si sono maggiormente rivestiti dell'arduo compito di rimediare alla dimenticanza dilagante e allo scarico delle responsabilità riguardo l'atroce e infame ruolo compiuto da chi tedesco comunque non era e al Terzo Reich non apparteneva. Interi pezzi d'istituzione come appunto la francese Repubblica di Vichy (1940-1944) che si regalarono con incredibile rapida disinvoltura alla prassi della Shoah facendosi ciechi ad ogni principio di connazionalità e di misericordia umana.


con Kristin Scott Thomas, Frédéric Pierrot,
Mélusine Mayance, Charlotte Poutrel, Niels Arestrup, Aidan Quinn
La chiave di Sara (Elle s'appellait Sarah) di Gilles Paquet-Brenner, Francia, 2010, colore, 110 min. ca

ore 21:00
presso sala/cinema Astra, via San Fermo, Calcio (BG)
EVENTO GRATUITO
APERTO A TUTTA LA CITTADINANZA

---

COMMENTO (a cura di Antonio Sarti)

Luglio 1942. Siamo a Parigi, avamposto della Germania francese. Una città che vantava un ricco numero di cittadini ebrei francesi. Un dato scomodo per l'occupante, ma anche per la Francia collaborazionista. «Meglio gli ebrei dei parigini», pensano le autorità del paese. È da queste premesse che nasce il rastrellamento del velodromo d'inverno, una sistematica e feroce opera di pulizia etnica che, nel giro di sole 48 ore portò al fermo di 13.152 ebrei. Tanti, ma potevano essere molti di più: i tedeschi ne volevano venticinquemila. 
Il 12 luglio prende il via l'operazione “Vento di primavera”: l'onere della caccia porta a porta degli ebrei spetta alla polizia francese, ansiosa di dimostrare la fedeltà al regime occupante. I tedeschi sono interessati solo alle persone tra i sedici e i quarant'anni, ma i vertici francesi vogliono che anche i bambini siano inclusi nell'ordine di cattura. In due giorni dunque, dall'alba del 16 luglio, si compie il rastrellamento degli ebrei parigini, favorito da opportune modifiche all'anagrafe, togliendo loro la cittadinanza francese e consegnandoli sostanzialmente in mani tedesche. 
Quello che succede dopo è, se possibile, ancora più spaventoso e indegno: i tredicimila, con una considerazione e una cura che nemmeno agli animali da pascolo viene riservata, sono rinchiusi per diversi giorni nel Velodromo d'inverno, una sorta di stadio coperto, sorvegliati a vista dalla gendarmerie. A loro disposizione gli unici oggetti personali che gli era stato permesso di portare con sé: una coperta, un maglione, un paio di scarpe. Cinque bagni pubblici, un solo rubinetto d'acqua. Per tredicimila persone. Nei giorni e nelle settimane successive gli ebrei parigini furono inviati nei vari campi di concentramento e sterminio. Diversi cercarono di ribellarsi e fuggire, al velodromo oppure nei trasferimenti: furono fucilati sul posto. Di quei tredicimila, alla fine della guerra, ne tornarono cento. Cento su tredicimila. 
Il ruolo dei francesi in questo massacro pianificato fu ambiguo: se da un lato la popolazione parigina cercò, per quanto possibile, di offrire un nascondiglio e un riparo a chi conosceva, dall'altro c'era rassegnazione di fronte al fatto che era lo stesso governo francese a rastrellare gli ebrei. Tutto ciò accadeva nel 1942. Fino al 1995, oltre cinquant'anni dopo, nessuno ha chiesto scusa per quell'episodio, una macchia indelebile nella storia di grande coraggio e resistenza partigiana della Francia. Fu il presidente Chirac, in un memorabile discorso, a chiarire come il paese dovesse rendere conto dei propri errori e ammettere che il collaborazionismo ebbe un ruolo fondamentale nella persecuzione agli ebrei. 

Nel film che vi proponiamo questa sera in occasione della Giornata della memoria troverete questo episodio storico sullo sfondo della storia narrata: quello della famiglia ebrea di Sarah Starzynski. Il tema su cui vi porterà a riflettere, oltre alla già citata questione della collaborazione francese, è la difficile elaborazione di quanto accaduto per chi riusciva miracolosamente a sopravvivere ai campi di concentramento. Riuscire a trovare nuovamente un motivo per andare avanti, lasciandosi alle spalle una storia di inumane crudeltà e miseria dell'animo umano, per provare a credere di nuovo al lato buono del mondo. Molti non vi riuscirono e impazzirono, altri dimenticarono completamente le proprie origini ebree per rimuovere dalla propria mente il ricordo di un'esperienza così atroce. Quello stesso ricordo che invece noi oggi non vogliamo e soprattutto non dobbiamo dimenticare. 
La storia è ciclica e ci mostra gli errori del passato per non ripeterli in futuro: a oltre settant'anni di distanza, con i testimoni di quell'esperienza ormai quasi tutti scomparsi, il rischio di dimenticare è sempre più alto: sta a noi il passaparola alle generazioni future, in questo periodo in cui la storia ci mette nuovamente a confronto con i difficili rapporti tra popoli diversi, per non perdere la bussola dell'umanità e del rispetto verso tutti.

---
Condividi l'evento.