mercoledì 6 dicembre 2017

Lunedì 11 Dicembre: Bella in rosa

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Prosegue la rassegna


Bella in rosa

Andie (Molly Ringwald) è una liceale responsabile e creativa ma che proviene dalla parte sbagliata della città; Blane (Andrew McCarthy) è un signorino danaroso dal viso gentile che mette gli occhi su di lei e le chiede di andare al ballo studentesco. Ma quanto più il loro feeling sentimentale cresce, tanto più è minacciato dalle pressioni dei conoscenti di pari condizione sociale che rispettivamente li attorniano.

Dal connubio tra l'accreditato padrino della corrente 'Brat Pack' John Hughes (alla sceneggiatura e alla co-produzione) ed il videomaker con esperienza nei clip musicali Howard Deutch (alla regia), un lungometraggio che per certi versi strizza l'occhio a Cenerentola e per certi altri a Romeo e Giulietta, leggerissimo e fissamente fedele alle sue rosee pretese, nonostante dimostri anche di conoscere dove le penombre della vita intima o dei rapporti collettivi stanno circoscritte.


con Molly Ringwald, Jon Cryer,
Andrew McCarthy, James Spader, Harry Dean Stanton
Bella in rosa (Pretty in Pink) di Howard Deutch, USA, 1986, colore, 93 min. ca

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PRESENTAZIONE (a cura di Daniela Caizzi con Moreno Comotti)

Film che ai tempi della sua uscita fece registrare buoni successi ma la cui sopravvivenza odierna è per lo più dipendente da una nostalgica indulgenza, “Bella in rosa” ha tuttavia l'arma della semplicità che si tramuta in godibilità fluida e senza pretese. La mano registica è quella di un Howard Deutch alla sua prima, piuttosto impersonale, esperienza nel lungometraggio dopo un passato di autore di videoclip musicali; un Deutch che si dice venne arruolato puramente allo scopo di far rifiatare John Hughes (il reale deus ex machina del film, e della corrente 'Brat Pack' in generale) la cui inventiva era all'epoca spinta al massimo con risultati produttivi pari a una media di due film all'anno recanti il suo nome tra le figure tecniche di vertice.

Pretty in Pink” (il titolo nativo, preso a prestito da una canzone dei The Psychedelic Furs) tratta di una sorta di Cenerentola anni '80 che vede come protagonista una giovane ragazza acqua e sapone, fresca e spontanea, Andie, che si trova ad affrontare la vita comune ai ragazzi della sua età, tra momenti positivi e negativi. Procura simpatia e un po' di nostalgia osservarvi i vecchi dischi in vinile, i primi voluminosi computer, i telefoni fissi, le pettinature cotonate e i vestiti sgargianti tipici di quegli anni. Ma non tutto è cambiato; alcune dinamiche sono le stesse da sempre: il rapporto genitori-figli, le differenze di classe, gli episodi di bullismo, i problemi di cuore, ma soprattutto l'importanza dell'amore nella vita di noi tutti. Tematiche nelle quali ciascuno può identificarsi trovando quindi una certa vicinanza con la protagonista, questa ragazza che sta sbocciando alla vita come un fiore (rosa per l'appunto).

Intorno a “Bella in rosa” le curiosità non sono poche. La più grande riguarda il suo epilogo: che nelle intenzioni originarie degli Autori era l'esatto contrario di quello che fu poi visto nelle sale ufficiali ed è oggi conosciuto. Nel corso infatti di un'anteprima di prova il cui pubblico era costituito in grossa prevalenza da teenagers, la platea aveva manifestato palpabile disapprovazione verso ciò che il finale andava raccontando; tale riscontro portò i realizzatori ad una serie di riflessioni finché non fu deciso di dare agli spettatori ciò che oggettivamente volevano. I minuti conclusivi della pellicola vennero allora tagliati e girati daccapo (richiamando in ruolo i giovani attori che nel frattempo avevano già assunto nuove destinazioni lavorative e, nel caso di McCarthy/Blane, avevano anche cambiato fisionomia – capelli rasati a zero: onde il ricorso alla parrucca) con ribaltamento dell'esito circa quale contendente avrebbe avuto l'onore del ballo con la protagonista Andie.
Altra nota. Il guardaroba della bella Andie e lo stile personale dell'attrice che la impersonava, Molly Ringwald, coincidevano. Il look eclettico e vintage-chic che prevedeva il recupero di tanti capi ed accessori di seconda mano immortalato sullo schermo era condiviso nella realtà quotidiana anche dall'interprete medesima, la quale adorava bazzicare i mercatini dell'usato.
Un accenno alla colonna sonora? Certo che sì. Lo score musicale di "Bella in rosa" ebbe un gran successo indipendentemente da quello del film. La rivista 'Rolling Stone' lo classificò all'11° posto fra le migliori compilation di tutti i tempi associate a un film. Da parte di John Hughes fu intenzionale l'accurata selezione di brani dal repertorio delle band new-wave, post-punk o indie-pop che in quel momento si stavano musicalmente esprimendo nel modo più intenso. Le canzoni, che abbinano mordente e sconsolatezza, sono tra i vari firmate Echo & The Bunnymen, New Order, The Smiths, Suzanne Vega, INXS e formano un'antologia davvero di gusto. Singolare tuttavia che il disco non avesse inclusa la canzone che sottolinea uno dei momenti divenuti più famosi del film: la hit del 1967 di Otis Redding "Try a Little Tenderness", sulla quale il personaggio di Duckie effettua uno sfrenato e caldo balletto per dichiarare i suoi sentimenti ad Andie. Curiosità nella curiosità: la coreografia su cui Cryer si scatena fu opera di Kenny Ortega, artista che già aveva curato dei passi per Olivia Newton John e Madonna, e che l'anno successivo a "Bella in rosa" sarebbe stato il coreografo di "Dirty Dancing".
Ultimo riferimento per James Spader e Andrew McCarthy: che nel film impersonano ragazzi partecipanti al ballo studentesco mentre, nella realtà, non andarono mai a quello delle loro scuole. Sebbene i ruoli di "Bella in rosa" li volessero affascinanti e privilegiati, i due, fuori dallo schermo, si sentivano più affini alla figura dello sfigato e dell'escluso, anche forse per il fatto di avere in testa solo le attività dei gruppi di teatro studentesco e di amare vestirsi in modo divertente e stravagante: e perciò piuttosto respingente dal punto di vista delle ragazze che li incrociavano per i corridoi e le aule di scuola. Per McCarthy la faccenda del ballo fu sempre una fonte di ansie troppo grande di cui nemmeno voleva parlare; Spader addirittura non terminò nemmeno il liceo per la decisione di andare a tentare fortuna artistica nella grande città, privandosi da solo così dell'opportunità.

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