giovedì 23 novembre 2017

Lunedì 27 Novembre: Il giorno della bestia

Ancora un appuntamento con
GROTTESCA-MENTE


Il giorno della bestia

Studiando per decenni l'Apocalisse di San Giovanni, padre Ángel Berriartua (Álex Angulo) interpreta che l'anticristo sorgerà a Madrid nella notte della vigilia di Natale del 1995. Per impedire la profezia si convince che dovrà uccidere Satana supremo in persona dopo averlo portato allo scoperto e diviene autore di nefandezze e crimini d'ogni tipo per attirarne così l'attenzione. Nelle sfrenate e balzane imprese del sacerdote vengono loro malgrado coinvolti il fanatico di musica death metal José María (Santiago Segura) ed il conduttore televisivo di programmi dell'occulto Cavan (Armando De Razza).

Il giorno della bestia è una buffonesca corsa a perdifiato tra i generi e gli spunti, definita dal suo stesso autore Álex De La Iglesia (impostosi agli onori globali proprio grazie a questo film) una delle sole «commedie di azione satanica» mai girate. Macchiettismo e demenzialità caustici, satira dei media e delle credenze, fluidità e ritmo formali di grande fresca presa, è un film meno svagato di quanto si mostri: capace di far percepire germi di densa profondità, per quanto solo abbozzatissimi.


con Álex Angulo, Santiago Segura, Armando De Razza
Il giorno della bestia (El día de la bestia) di Álex De La Iglesia, Spagna/Italia, 1995, colore, 91 min. ca

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PRESENTAZIONE (a cura di Moreno Comotti)

Álex De La Iglesia, classe 1965, basco di Bilbao, ha iniziato a girare film (sponsorizzato da Almodóvar) successivamente al 1990 e si è posto come una delle voci della strepitosa più recente cinematografia spagnola che meglio ha saputo combinare una personale tensione all'autorialità e lo sfruttamento dei generi popolari, in senso di pratica resa economica al botteghino.

Sempre servendosi di ironia sfacciata, di predisposizione alla caricatura e di un uso 'giocoso' della violenza o di immaginari oscuri, ed abitualmente raccontando le sue storie attraverso personaggi proletari, De La Iglesia possiede come specifica peculiarità quella di riuscire ad infondere ai suoi caratteri una plausibilità ed un'attendibilità diegetiche tali da rendere credibili ogni azione ed ogni psicologia da essi esplicate, per quanto anche esageratamente sopra le righe. Possiamo allora assistere a spericolate corse attraverso i registri più 'bassi' (azione, orrore, commedia demenziale tutti insieme mescolati), a trovate prive della minima delicatezza, a dosi di fantasia che hanno quasi dell'ingiustificato: la sua alchimia risulta miracolosamente sempre e comunque adeguata ed accettabile poiché è saldo alla radice il legame col meccanismo d'identificazione con ciò che va (in modo volutamente debordante) in scena.

Álex De La Iglesia è stato tra i cittadini spagnoli la cui vita nell'infanzia ha coinciso con gli ultimi anni del Franchismo, caduto il quale le arti iberiche poterono scrollarsi di dosso una Censura praticamente granitica: che oltre a condizionare le creazioni entro i confini aveva impedito anche e soprattutto l'arrivo in Spagna delle influenze estere. Ecco allora che solo col 1976 il pubblico spagnolo di massa vide importare fiumi di grandissime opere di grandissimi autori, sia vecchi, della tradizione sia emersi nel contempo, le cui poetiche avevano già stabilmente attecchito in tutto il resto dell'Europa o del mondo più sviluppato, quali Chaplin (addirittura), Buñuel (Maestro che era sì spagnolo, ma che aveva trovato rifugio in Messico durante i conflitti mondiali ed in Francia durante la dittatura in madrepatria), Fellini, Pasolini, Ferreri, Bertolucci, Scorsese, Kubrick, per dirne solo alcuni. Il giovane De La Iglesia — e verosimilmente come lui tutti i vari altri registi in nuce Almodóvar, Erice, Luna, Monzón, Trueba, Amenábar, De Aranoa, ecc.: che avrebbero fatto della settima arte spagnola degli anni '80 e '90 il movimento più fresco e incontenibile mai visto — fu allora per forza di cose investito dal fascino di ritovarsi di colpo una ricchezza senza precedenti di temi, estetiche e forme espressive da assorbire e di cui appropriarsi per creazioni nuove e personali. Divorò fumetti, si divertì con ogni gioco di ruolo, e dopo gli studi (all'università: in Filosofia) fece lo scrittore, il cinefilo incallito, lo scenografo e l'autore di format televisivi.
Entrando infine in conoscenza con il già affermato Pedro Almodóvar ricevette da questi l'incoraggiamento a cimentarsi nella sceneggiatura e nella regia cinematografiche e l'offerta a farsi produrre per il lungometraggio di esordio.

El día de la bestia”, del 1995, è l'opera seconda di De La Iglesia, ma è quella che alla luce di ben sei Premi Goya vinti (categoria Miglior Regia compresa) lo ha di fatto portato all'attenzione globale.
I temi comunicati nel film, senza retorismi alcuni e con gran propensione per il divertimento grottesco e l'avventura a briglia sciolta, si riassumono in una satira delle credenze in crisi e delle false Divinità (tra cui quella moderna della TV) che soggiogano potentissimamente la società; satira che si rende tanto più efficace e godibile quanto più il discorso riceve appena un rapido tratteggio contestuale ed è in seguito mantenuto col solo mezzo della gag dissacrante e del macchiettismo intelligente.

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