giovedì 9 novembre 2017

Lunedì 13 Novembre: Eraserhead — La mente che cancella

Prosegue la rassegna
GROTTESCA-MENTE


Eraserhead — La mente che cancella

Henry Spencer (Jack Nance) è un tipografo che vive in un desolato appartamento in una città industriale che sembra essere sopravvissuta ad una apocalisse. Ha messo incinta la sua fidanzata Mary X (Charlotte Stewart — l'insegnante della serie televisiva La casa nella prateria) e si vede costretto a sposarla. Quando il figlio nasce, prematuro e dalle fattezze aliene e orripilanti, le cose già complicate si complicano ancora di più, fino a che la ragazza non deciderà di abbandonare il neonato al compagno che sempre più spaesato potrà sfuggire a questa situazione solo fantasticando sulla Signora Del Termosifone, una seducente donna danzante dalle guance tumefatte.

Eraserhead, primo lungometraggio di David Lynch, si può leggere in vari modi, ma la sua vera importanza risiede nel fatto di invertire completamente l'estetica tradizionale. Le immagini sconcertanti escono come da un dipinto turbato del suo regista: di fatto il film è stato concepito come un quadro post-surrealista dove l'ossessione per i sogni, il caso, la libido e il pensiero intuitivo anziché logico emergono evidenti nel tono e nella narrazione.


con Jack Nance, Charlotte Stewart, Laurel Near, Jeanne Bates
Eraserhead — La mente che cancella di David Lynch, USA, 1977, b/n, 89 min. ca

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PRESENTAZIONE (a cura di S. C.)

Realizzato grazie a una sovvenzione dell'American Film Institute (del cui Conservatorio Lynch era divenuto alunno nel '70) e inteso da consegnarsi come elaborato di tesi nell'ambito dello stesso, "Eraserhead" è il primo lungometraggio dell'autore più complesso, originale e riconoscibile del panorama contemporaneo mondiale.
Vi si racconta la storia di Henry, un ragazzo semplice che vive in un mondo di provvisorietà, paura e squallore, in un sobborgo industriale che sembra l'anticamera dell'inferno, ma ciò di cui tratta a tutti gli effetti è di un viaggio sotterraneo nell'inconscio. La pellicola riproduce effettivamente la condizione onirica in tutte le sue possibilità e impossibilità di sogno e di incubo, ma senza mostrare qualcuno che si addormenta o si risveglia. Il sogno e l'incubo sono il film stesso.

In "Eraserhead", diventato presto un cult nel circuito dei film di mezzanotte, emergono la formazione da pittore surrealista e la vena di sperimentatore del mezzo sonoro-musicale e di quello fotografico di David Lynch. Il film è stato concepito come un quadro, dove l'ossessione per i sogni, il caso, la libido e il pensiero intuitivo anziché logico sono evidenti nel tono e nella narrazione.
Le immagini di Lynch, come i suoi quadri che sembrano raffigurare il mondo dalla prospettiva di un bambino in preda al terrore, hanno un forte impatto emotivo ed hanno la potenzialità di far vivere a ciascun diverso spettatore esperienze diverse, dando significati diversi.
È un'opera molto personale, dove soluzione ed atmosfera inusualissime rendono difficile la descrizione e l'interpretazione.

Le scene sono sconcertanti, turbano e invertono completamente l'estetica tradizionale.
Il bianco e il nero hanno la capacità di trasportare in un mondo parallelo, evocando i primi film polacchi e alcune pellicole giapponesi e russe ed anche rimandando ai primi inquietanti esercizi filmati del Secolo Ventesimo di Jean Epstein e di Buñuel con Dalí, anche se Lynch nega ogni influsso di film stranieri o di riferimenti accademici.
I grigi si sovrappongono ai grigi, le figure scialbe e deprimenti che si muovono in un ambiente tetro emergono dal grigiore e diventano traslucide. 
I dialoghi sono parecchio rarefatti e sostanzialmente concentrati in pochissime sequenze. I suoni e gli effetti audio, costituiti da rumori industriali amplificati, sbuffi di vapore, ronzii elettrici e vari suoni naturali distorti, sono utilizzati come atmosfera e rivestono una parte memorabile del film.

Ci vollero 7 anni perché Lynch terminasse la pellicola. Gli stalli, più o meno lunghi, si dovettero non certo a una mancanza di creatività, ma alla scarsa risolutezza nell'imporsi di smettere, di distaccarsi dalle sue visioni e meditazioni e convincersi che una chiave-sigillo poteva ormai essere posta nonché, molto più prosaicamente, dipesero dall'esaurimento dei fondi economici che lo costrinse a trovarsi il più banale impiego qualsiasi con cui mantenere sé e la prima figlia e girare qualche minuto di filmato quando i risparmi lo consentivano. Il tempo di realizzazione e l'attenzione personale sono evidenti nelle inquadrature, nei toni del bianco e del nero, nel montaggio e nel ritmo lento che rivelano tutti lo sforzo creativo dell'artista.

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